Metamorfosi

 

Soliloquio dell'identità sociale, del diverso e delle sue vittime

foto

Autore
LUCA BUSNENGO
Interpreti
LUCA BUSNENGO
Musiche
GIORGIO AUDRITO
Consulenza
Dott. Massimiliano Vallini
Regia
LUCA BUSNENGO
Aiuto regia
MICHELE GUARALDO
Produzione
O.P.S. OFFICINA PER LA SCENA

Kafka afferma che una crisi dell’IO implica un “oscuramento” della coscienza, una
perdita della propria percezione di esistere.
Sono sempre più numerose le vittime di un sistema sociale che tende a far sentire emarginati e “diversi”; la storia del ciccione o del gay presi di mira sul web, a scuola o in qualunque altro luogo di incontro tra esseri umani è talmente frequente che rischia di diventare un noioso luogo comune e a scomparire tra le tonnellate di notizie che ci vengono proposte ogni giorno. Una società che cambia modelli ad una velocità vertiginosa; chi è in grado di starle dietro forse apparentemente si riesce a salvare chi invece cerca di rispettare la propria indole e non segue la moda del momento non è più un esempio da seguire ma viene catapultato su un terreno minato dal giudizio e, nella maggior parte dei casi, dal disprezzo degli altri; improvvisamente senza avere il tempo di accorgersene ci si trasforma da speciali in diversi.
Kafka nella suo racconto “La metamorfosi” ha lanciato un avvertimento: guardate che l’identità mobile è un pericolo mortale per gli individui! Il sentimento dell’identità di ogni individuo è talmente forte che anche quando c’è alterità ognuno tende ad attaccarsi sempre alla vecchia identità. E si va incontro a esclusioni sempre più radicali e feroci delle persone dal sistema sociale. Una crisi dell’IO implica un “oscuramento” della coscienza, una perdita appunto della propria percezione di esistere. Per questo ci si attacca anche ferocemente alla propria identità quando questa si indebolisce. Si fa un po’ come Gregor Samsa, si tende ad affermare una negazione (l’identità entrata in crisi) di fatto confondendo l’esistenza con l’identità e compromettendo di conseguenza la possibilità di una reale integrazione. E può accadere che questa negazione la si manifesti anche utilizzando strumenti violenti, come purtroppo avviene nei nostri paesi occidentali.
Poiché la società diventa sempre più flessibile nessuno deve più indugiare nella rigidità di sé, ma si deve spogliare di una faccia sempre uguale. E sembrerebbe che ciò sia utile per impedire la violenza delle identità ma in realtà lo è solo all’apparenza perché qui si annida una trappola. Questa trappola è la caduta catastrofica del sentimento di sé, il venir meno in ultima analisi dei legami sociali, che si indeboliscono.
Difendere la propria identità significa difendere anche quella degli altri, come la propria con pieno diritto all’esistenza e non al suicidio, con pieno diritto alla vita e non alla morte.
Sulla scena un attore comune, un personaggio anonimo, uno scarafaggio come tanti, che racconta storie, storie di disagi, storie personali, individuali o collettive, storie di suicidi, di cambiamento e di trasformazione, insomma di metamorfosi per dar voce ad una problematica che affligge un’ intera generazione.

Foto di Stefano Roggero

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