La rassegna dell’OpS – Il Teatro al Centro

La rassegna dell'OpS - Il teatro al Centro

Per il terzo anno Officina Per la Scena organizza la rassegna teatrale Il teatro al Centro in collaborazione con l'Unione Culturale F. Antonicelli. Otto date per otto spettacoli che, come nella tradizione delle proposte di Officina Per la scena, indagano tematiche di rilevante interesse sociale, politico e culturale.


Tutti gli spettacoli iniziano alle h. 19.00 presso Unione Culturlare F. Antonicelli, via C. Battisti 4,  per un ottimo aperitivo culturale in cui gustare del buon cibo per la mente e poter cambiare il nostro punto di vista anche solo per un momento.

18 NOVEMBRE - DICE CHE VIENE A POVERE

18 NOVEMBRE - DICE CHE VIENE A PIOVERE
18 NOVEMBRE - DICE CHE VIENE A POVERE

DICE CHE VIENE A PIOVERE

18 NOVEMBRE h 19.00

di e con Maria Augusta Balla ​ ​
scenografie: Doris Baumgartner
grafica: Silvia Genta / Raffaella Brusaglino
genere: monologo / prosa durata: 55'

Lia è una donna. Lia è un’anziana. Non si sa quanti anni abbia. Forse 70, forse 80, forse anche di più. ​Lia è sola. Il luogo in cui si trova è un cimitero. Ci va tutti giorni, con il caldo, con la neve, con il vento e anche quando piove. Come oggi che forse, dicono, pioverà. Con sguardo talvolta ingenuo, talvolta cinico, talvolta civettuolo e in un succedersi calmo di domande e intuizioni, Lia viaggia dal suo presente ai ricordi del passato, accarezzando con ironia l’inspiegabile mistero che l’attende.

2 DICEMBRE- QUELLO CHE NON HO SCRITTO
17/18 Febbraio - SIMU E’ PUARCU

SIMU E PùARCU                                                                           
17 e 18 febbraio h. 19.00

di e con Angelo Colosimo
regia di Roberto Turchetta
luci Nicola Caccetta
sound design Marianna Murgia
costumi Tommasina Conforto
aiuto reiga Valerio Ghedini
Wobinda Produzioni

Con questo spettacolo si chiude un cerchio, il terzo monologo di una trilogia che racconta la famiglia e l’infanzia nelle sfaccettature più atroci e agghiaccianti. Ancora una volta Colosimo mette in luce il tema familiare in un’accezione allargata alle dinamiche n’dranghetistiche: una famiglia nella famiglia, che si riunisce nel ventre di una campagna per l’uccisione di un maiale, una ritualità dovuta, quasi necessaria, legata alla tradizione più arcaica e contadina. L’uccisione di un “Pùarcu” che seve a sfamare bocche fameliche e a dare sostentamento per gli anni futuri. Forte risulta la contaminazione del mito di Atreo, che in questo testo viene rivisitato e travestito, dipinto e manipolato ad arte. Il mito che si intreccia fortemente con la vendetta familiare, “sangue chiama sangue”, portata alle estreme conseguenze nella sua ripercussione sui discendenti. Una gestione del potere basata sui tentacoli parentali, dove tutti hanno dei ruoli da rispettare e che anela a tenere le cose sempre uguali. Anche questa volta la vendetta come unico spiraglio, unica soluzione per lenire la rabbia. Le regole sono chiare: chi sbaglia paga. Ma anche chi non sbaglia non è immune da colpe.

Roberto Turchetta

16 DICEMBRE - COMPLOTTO, DOPPIO COMPLOTTO E CONTROCOMPLOTTO
4 marzo - Feu de vie

 

 

 

FEU DE VIE                                                                                                                               
4 marzo h. 19.00

Di e con Giuseppina Facco
Regia di Chiara Tessiore
Supervisione artistica di Annapaola Bardeloni
Sound design Stefano Gandolfo 

Un'attrice, sola sul palco, alle prese con la sua ossessione: una storia di storie, che si inseguono, si fondono e si confondono, chiedendo ostinatamente di essere raccontate. Un assillo che è come un tarlo che continua a rodere.

Un sogno che si presenta e si ripresenta sempre uguale, come una favola fosca o un incubo ricorrente in cui l'inconscio è intrappolato: c'è una bambina che tenta di parlare parole senza suono, chiuse, nascoste, ribelli, incomprensibili.
Darle ascolto è, però, l'unico modo per far tacere l'ossessione, per far sì che il tarlo smetta di rodere ...

Si entra così dentro al racconto.
1631. Il Monferrato è dilaniato dalla peste. I soldati occupano le terre e sottopongono la popolazione a continue violenze e saccheggi. Il popolo è esausto, ha fame. Vuole trovare i colpevoli, i responsabili della sventura che su di loro si sta abbattendo.
In una piccola casa isolata, lontana dal Borgo, vive Maria con sua figlia.
È sola, vedova e povera. Per sopravvivere fa l'ostetrica ed aiuta le persone con cure officinali .
Non ci vorrà molto perché inizi a diffondersi la voce che Maria sia una strega e che lei e la figlia siano le sole responsabili per la carestia che affligge il villaggio.
Si avvia un processo nel quale vengono interrogati molti testimoni, tutti abitanti del Borgo, alcuni vicini di casa. Tutti sono d’accordo sulla colpevolezza di Maria e di sua figlia. Ognuno aggiunge elementi all’accusa, raccontando di dialoghi col demonio e danze notturne ... è la fine per le due donne. Verranno incolpate, processate, torturate ed uccise.
Una storia, come quella di tante altre persone, tutte donne, tutte sole, tutte perdute.
Eppure, a rendere unica questa storia, è il punto di vista da cui è raccontata: quello di una bambina, Caterina, che – come è tipico dei bambini- è completamente affascinata, incantata da questa Maria che sa curare le persone e sa far nascere i bambini. Vorrebbe, addirittura, poter -un giorno- diventare come lei e con la piccola Margantina, gioca a raccogliere le erbe e a scappare di notte e correre per i campi facendosi raccontare le cose straordinarie che la sua mamma sa fare...
L'incredulità della bambina verso le terribili voci che iniziano a circolare sulla sua figura di Maria, sarà la chiave per capire ciò che accadrà dopo; perché il ruolo di Caterina, in questa storia, non è solo quello di osservatrice ...
FEU DE VIE è la storia di una parola che, una volta pronunciata, non ammette ritorno: non si può più tornare indietro. Nasce come un sospetto, poco più che un'idea; l'insinuazione cresce, prende corpo, si diffonde, striscia di mente in mente, diviene un pensiero, un chiodo fisso, un'accusa che nessuno ha il coraggio di dire ad alta voce, finché a qualcuno non esplode in bocca come un grido rabbioso e incontenibile: “Strega”.
FEU DE VIE è uno spettacolo che parla dell'oggi più di quanto non sembri.
È davvero passato quel tempo nel quale il distinguersi dalla banalità, dall'ordinario, equivaleva a vivere nella paura, nascosti e isolati dal resto della società?
Diversità che genera paura. Paura che genera odio. Odio che non ha tempo.
Tra i tanti, troppi esempi di ieri e di oggi, si sceglie di raccontare una vicenda piccola in cui il bisogno di trovare “i colpevoli”, la sete di “capri espiatori” , ci parla di una Storia più grande, una storia di cieca e feroce “caccia all'untore”che sempre si scatena quando a regnare sono l'ignoranza e la rabbia di un popolo esausto e affamato.
Un processo senza ragione e senza pietà, che condanna e travolge tutto ciò che è diverso.
Questo spettacolo è per loro.

 

27 GENNAIO - OLOKAOS
18 Marzo - NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI

 NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI                                                                                 
18 marzo h. 19.00

Tratto dall’omonimo libro di Fabio Geda
Adattamento teatrale Paola Raho e Valentina Volpatto
Con Michele Guaraldo, Paola Raho, Valentina Volpatto
Regia: Luca Busnengo
Produzione O.P.S. OFFICINA PER LA SCENA

“La mattina, quando mi sono svegliato, ho allungato le braccia per far uscire il mio corpo dal sonno e ho tastato a destra per cercare fiducia nel corpo di mamma, nell'odore rassicurante della sua pelle che per me era come dire: sveglia, alzati eccetera. Ma sotto il palmo non ho trovato nulla e, tra le dita, solo la coperta di cotone bianco.” 

Fabio Geda
 da “nel mare ci sono i coccodrilli”

Da secoli la letteratura per ragazzi parla di avventura, da Verne a Twain, da Pinocchio a Peter Pan, avventure fantastiche di ragazzi alle prese con un mondo incantato e con il desiderio e i problemi del diventare grandi, ma in questo libro l’autore racconta le avventure di un ragazzino contemporaneo, raccontando le difficoltà, le speranze e le delusioni reali della sua vita. Ci parla di un viaggio attraverso le culture, i popoli, le persone, un viaggio di un moderno Ulisse alla ricerca della sua casa, “di un posto da chiamare casa”. Una storia piccola ma al contempo grande perché appartenente a tutti, poiché ognuno dentro di sé, nella sua vicenda o nelle sue radici ha una storia di un viaggio e di un motivo per quel viaggio. “Questa è la storia di un viaggio. Del viaggio di Enajattholla. Enaiat è un ragazzino come tanti, di 10 anni, che ad un certo punto è costretto a partire. Enajat potresti essere tu o io, anzi siamo tutti noi enajat, solo in situazioni diverse. Ecco questo è un viaggio che potremmo fare tutti in situazioni diverse” Si tratta il tema attuale e scottante dell’immigrazione attraverso la semplicità degli occhi dei ragazzi e del racconto biografico.

3 FEBBRAIO - CARO GOLDONI
3 FEBBRAIO - CARO GOLDONI

 

 

 

FEU DE VIE                                                                                                                               
4 marzo h. 19.00

Di e con Giuseppina Facco
Regia di Chiara Tessiore
Supervisione artistica di Annapaola Bardeloni
Sound design Stefano Gandolfo 

Un'attrice, sola sul palco, alle prese con la sua ossessione: una storia di storie, che si inseguono, si fondono e si confondono, chiedendo ostinatamente di essere raccontate. Un assillo che è come un tarlo che continua a rodere.

Un sogno che si presenta e si ripresenta sempre uguale, come una favola fosca o un incubo ricorrente in cui l'inconscio è intrappolato: c'è una bambina che tenta di parlare parole senza suono, chiuse, nascoste, ribelli, incomprensibili.
Darle ascolto è, però, l'unico modo per far tacere l'ossessione, per far sì che il tarlo smetta di rodere ...

Si entra così dentro al racconto.
1631. Il Monferrato è dilaniato dalla peste. I soldati occupano le terre e sottopongono la popolazione a continue violenze e saccheggi. Il popolo è esausto, ha fame. Vuole trovare i colpevoli, i responsabili della sventura che su di loro si sta abbattendo.
In una piccola casa isolata, lontana dal Borgo, vive Maria con sua figlia.
È sola, vedova e povera. Per sopravvivere fa l'ostetrica ed aiuta le persone con cure officinali .
Non ci vorrà molto perché inizi a diffondersi la voce che Maria sia una strega e che lei e la figlia siano le sole responsabili per la carestia che affligge il villaggio.
Si avvia un processo nel quale vengono interrogati molti testimoni, tutti abitanti del Borgo, alcuni vicini di casa. Tutti sono d’accordo sulla colpevolezza di Maria e di sua figlia. Ognuno aggiunge elementi all’accusa, raccontando di dialoghi col demonio e danze notturne ... è la fine per le due donne. Verranno incolpate, processate, torturate ed uccise.
Una storia, come quella di tante altre persone, tutte donne, tutte sole, tutte perdute.
Eppure, a rendere unica questa storia, è il punto di vista da cui è raccontata: quello di una bambina, Caterina, che – come è tipico dei bambini- è completamente affascinata, incantata da questa Maria che sa curare le persone e sa far nascere i bambini. Vorrebbe, addirittura, poter -un giorno- diventare come lei e con la piccola Margantina, gioca a raccogliere le erbe e a scappare di notte e correre per i campi facendosi raccontare le cose straordinarie che la sua mamma sa fare...
L'incredulità della bambina verso le terribili voci che iniziano a circolare sulla sua figura di Maria, sarà la chiave per capire ciò che accadrà dopo; perché il ruolo di Caterina, in questa storia, non è solo quello di osservatrice ...
FEU DE VIE è la storia di una parola che, una volta pronunciata, non ammette ritorno: non si può più tornare indietro. Nasce come un sospetto, poco più che un'idea; l'insinuazione cresce, prende corpo, si diffonde, striscia di mente in mente, diviene un pensiero, un chiodo fisso, un'accusa che nessuno ha il coraggio di dire ad alta voce, finché a qualcuno non esplode in bocca come un grido rabbioso e incontenibile: “Strega”.
FEU DE VIE è uno spettacolo che parla dell'oggi più di quanto non sembri.
È davvero passato quel tempo nel quale il distinguersi dalla banalità, dall'ordinario, equivaleva a vivere nella paura, nascosti e isolati dal resto della società?
Diversità che genera paura. Paura che genera odio. Odio che non ha tempo.
Tra i tanti, troppi esempi di ieri e di oggi, si sceglie di raccontare una vicenda piccola in cui il bisogno di trovare “i colpevoli”, la sete di “capri espiatori” , ci parla di una Storia più grande, una storia di cieca e feroce “caccia all'untore”che sempre si scatena quando a regnare sono l'ignoranza e la rabbia di un popolo esausto e affamato.
Un processo senza ragione e senza pietà, che condanna e travolge tutto ciò che è diverso.
Questo spettacolo è per loro.

 

17 FEBBRAIO - NON DIRMI CHE HAI PAURA
17 FEBBRAIO - NON DIRMI CHE HAI PAURA

 NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI                                                                                 
18 marzo h. 19.00

Tratto dall’omonimo libro di Fabio Geda
Adattamento teatrale Paola Raho e Valentina Volpatto
Con Michele Guaraldo, Paola Raho, Valentina Volpatto
Regia: Luca Busnengo
Produzione O.P.S. OFFICINA PER LA SCENA

“La mattina, quando mi sono svegliato, ho allungato le braccia per far uscire il mio corpo dal sonno e ho tastato a destra per cercare fiducia nel corpo di mamma, nell'odore rassicurante della sua pelle che per me era come dire: sveglia, alzati eccetera. Ma sotto il palmo non ho trovato nulla e, tra le dita, solo la coperta di cotone bianco.” 

Fabio Geda
 da “nel mare ci sono i coccodrilli”

Da secoli la letteratura per ragazzi parla di avventura, da Verne a Twain, da Pinocchio a Peter Pan, avventure fantastiche di ragazzi alle prese con un mondo incantato e con il desiderio e i problemi del diventare grandi, ma in questo libro l’autore racconta le avventure di un ragazzino contemporaneo, raccontando le difficoltà, le speranze e le delusioni reali della sua vita. Ci parla di un viaggio attraverso le culture, i popoli, le persone, un viaggio di un moderno Ulisse alla ricerca della sua casa, “di un posto da chiamare casa”. Una storia piccola ma al contempo grande perché appartenente a tutti, poiché ognuno dentro di sé, nella sua vicenda o nelle sue radici ha una storia di un viaggio e di un motivo per quel viaggio. “Questa è la storia di un viaggio. Del viaggio di Enajattholla. Enaiat è un ragazzino come tanti, di 10 anni, che ad un certo punto è costretto a partire. Enajat potresti essere tu o io, anzi siamo tutti noi enajat, solo in situazioni diverse. Ecco questo è un viaggio che potremmo fare tutti in situazioni diverse” Si tratta il tema attuale e scottante dell’immigrazione attraverso la semplicità degli occhi dei ragazzi e del racconto biografico.

3 MARZO - OCCHI NUDI
3 MARZO - OCCHI NUDI

 

 

 

FEU DE VIE                                                                                                                               
4 marzo h. 19.00

Di e con Giuseppina Facco
Regia di Chiara Tessiore
Supervisione artistica di Annapaola Bardeloni
Sound design Stefano Gandolfo 

Un'attrice, sola sul palco, alle prese con la sua ossessione: una storia di storie, che si inseguono, si fondono e si confondono, chiedendo ostinatamente di essere raccontate. Un assillo che è come un tarlo che continua a rodere.

Un sogno che si presenta e si ripresenta sempre uguale, come una favola fosca o un incubo ricorrente in cui l'inconscio è intrappolato: c'è una bambina che tenta di parlare parole senza suono, chiuse, nascoste, ribelli, incomprensibili.
Darle ascolto è, però, l'unico modo per far tacere l'ossessione, per far sì che il tarlo smetta di rodere ...

Si entra così dentro al racconto.
1631. Il Monferrato è dilaniato dalla peste. I soldati occupano le terre e sottopongono la popolazione a continue violenze e saccheggi. Il popolo è esausto, ha fame. Vuole trovare i colpevoli, i responsabili della sventura che su di loro si sta abbattendo.
In una piccola casa isolata, lontana dal Borgo, vive Maria con sua figlia.
È sola, vedova e povera. Per sopravvivere fa l'ostetrica ed aiuta le persone con cure officinali .
Non ci vorrà molto perché inizi a diffondersi la voce che Maria sia una strega e che lei e la figlia siano le sole responsabili per la carestia che affligge il villaggio.
Si avvia un processo nel quale vengono interrogati molti testimoni, tutti abitanti del Borgo, alcuni vicini di casa. Tutti sono d’accordo sulla colpevolezza di Maria e di sua figlia. Ognuno aggiunge elementi all’accusa, raccontando di dialoghi col demonio e danze notturne ... è la fine per le due donne. Verranno incolpate, processate, torturate ed uccise.
Una storia, come quella di tante altre persone, tutte donne, tutte sole, tutte perdute.
Eppure, a rendere unica questa storia, è il punto di vista da cui è raccontata: quello di una bambina, Caterina, che – come è tipico dei bambini- è completamente affascinata, incantata da questa Maria che sa curare le persone e sa far nascere i bambini. Vorrebbe, addirittura, poter -un giorno- diventare come lei e con la piccola Margantina, gioca a raccogliere le erbe e a scappare di notte e correre per i campi facendosi raccontare le cose straordinarie che la sua mamma sa fare...
L'incredulità della bambina verso le terribili voci che iniziano a circolare sulla sua figura di Maria, sarà la chiave per capire ciò che accadrà dopo; perché il ruolo di Caterina, in questa storia, non è solo quello di osservatrice ...
FEU DE VIE è la storia di una parola che, una volta pronunciata, non ammette ritorno: non si può più tornare indietro. Nasce come un sospetto, poco più che un'idea; l'insinuazione cresce, prende corpo, si diffonde, striscia di mente in mente, diviene un pensiero, un chiodo fisso, un'accusa che nessuno ha il coraggio di dire ad alta voce, finché a qualcuno non esplode in bocca come un grido rabbioso e incontenibile: “Strega”.
FEU DE VIE è uno spettacolo che parla dell'oggi più di quanto non sembri.
È davvero passato quel tempo nel quale il distinguersi dalla banalità, dall'ordinario, equivaleva a vivere nella paura, nascosti e isolati dal resto della società?
Diversità che genera paura. Paura che genera odio. Odio che non ha tempo.
Tra i tanti, troppi esempi di ieri e di oggi, si sceglie di raccontare una vicenda piccola in cui il bisogno di trovare “i colpevoli”, la sete di “capri espiatori” , ci parla di una Storia più grande, una storia di cieca e feroce “caccia all'untore”che sempre si scatena quando a regnare sono l'ignoranza e la rabbia di un popolo esausto e affamato.
Un processo senza ragione e senza pietà, che condanna e travolge tutto ciò che è diverso.
Questo spettacolo è per loro.

 

17 MARZO - LA NONNA
17 MARZO - LA NONNA

 NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI                                                                                 
18 marzo h. 19.00

Tratto dall’omonimo libro di Fabio Geda
Adattamento teatrale Paola Raho e Valentina Volpatto
Con Michele Guaraldo, Paola Raho, Valentina Volpatto
Regia: Luca Busnengo
Produzione O.P.S. OFFICINA PER LA SCENA

“La mattina, quando mi sono svegliato, ho allungato le braccia per far uscire il mio corpo dal sonno e ho tastato a destra per cercare fiducia nel corpo di mamma, nell'odore rassicurante della sua pelle che per me era come dire: sveglia, alzati eccetera. Ma sotto il palmo non ho trovato nulla e, tra le dita, solo la coperta di cotone bianco.” 

Fabio Geda
 da “nel mare ci sono i coccodrilli”

Da secoli la letteratura per ragazzi parla di avventura, da Verne a Twain, da Pinocchio a Peter Pan, avventure fantastiche di ragazzi alle prese con un mondo incantato e con il desiderio e i problemi del diventare grandi, ma in questo libro l’autore racconta le avventure di un ragazzino contemporaneo, raccontando le difficoltà, le speranze e le delusioni reali della sua vita. Ci parla di un viaggio attraverso le culture, i popoli, le persone, un viaggio di un moderno Ulisse alla ricerca della sua casa, “di un posto da chiamare casa”. Una storia piccola ma al contempo grande perché appartenente a tutti, poiché ognuno dentro di sé, nella sua vicenda o nelle sue radici ha una storia di un viaggio e di un motivo per quel viaggio. “Questa è la storia di un viaggio. Del viaggio di Enajattholla. Enaiat è un ragazzino come tanti, di 10 anni, che ad un certo punto è costretto a partire. Enajat potresti essere tu o io, anzi siamo tutti noi enajat, solo in situazioni diverse. Ecco questo è un viaggio che potremmo fare tutti in situazioni diverse” Si tratta il tema attuale e scottante dell’immigrazione attraverso la semplicità degli occhi dei ragazzi e del racconto biografico.

Costo del biglietto:
intero 10€
ridotto 8€
Abbonamento 4 spettacoli 30€
Riduzioni: Arci, allievi OpS, over 65, under 18, soci Unione Culturale, riduzioni di legge.

Rassegna inserita nel circuito SoftCard      


Per info e prenotazioni: info@officinaperlascena.it, tel. 3298558483


Direzione artistica a cura di O.P.S. OfficinaPer la Scena
In collaborazione con Unione Culturale F. Antonicelli
Col sostegno di Fondazione CRT