La Peste | Io regno – The Show

IMG_0363  Libramente ispirato a “Lo stato d’assedio” di Albert Camus realizzato con il contributo della Regione Piemonte, con il sostegno del Sistema Teatro Torino

REGIA di Michele Guaraldo
CON: Maria Augusta Balla, Luca Busnengo, Michele Guaraldo, Valentina Volpatto, PaolaRaho
Elaborazione del testo: Michele Guaraldo
Coreografie e assistenza alla regia: Cecilia Bozzolini e Paola Raho
luci Marco Ferrero

"La diversità e l'arbitrario mi ripugnano" Albert Camus, da “Lo stato d’assedio”

“Io Regno - The Show” vuole essere uno spettacolo sul tema della Omologazione, prendendo spunto da “Lo stato d’assedio” di Albert Camus. Con il termine Omologazione intendiamo quel processo sociale di sotterraneo “livellamento” del quotidiano vivere, che detta all’individuo bisogni, le sue necessità ed aspettative, fino al raggiungimento di un comune “pensiero critico”.       La Peste è arrivata in città. Viaggia la Peste, di città in città, con il suo carrozzone portandosi dietro le sue cose buone, regala al pubblico uno spettacolo di varietà divertente e spumeggiante, con giochi, coreografie, numeri da baraccone, macchiette e passatempi. Porta in giro la sua valigia carica di sogni, di magie, di slogan per coinvolgere, per rendere complice, per non far pensare. Porta in giro la sua politica non con l’intento di convincere ma con la consapevolezza di essere il giusto e il buono che ognuno di noi deve accettare come dato di fatto. La peste per contagiare usa i canali più veloci come il contatto fisico, l’aria e proprio per questa sua facilità di contagio è da sempre considerata metafora di catastrofe. La peste, dunque, nell’immaginario collettivo, è soprattutto questo: una presenza misteriosa e sfuggente che si annida nelle coperte, negli abiti o persino in un fiore. È quindi un processo omologante di distruzione sociale, si cade contagiati per quelli che sono i consueti gesti che scandiscono i rapporti sociali, ma anche perché, folli di paura, ci si abbandona disperati alla frenetica bramosia di vivere. Questa è la sua politica e il pubblico deve accoglierla senza compromessi accettando quel processo sociale di sotterraneo “livellamento” del quotidiano vivere, che detta all’individuo i suoi bisogni, le sue necessità ed aspettative, fino al l’annientamento di un “pensiero critico”. Nella grande boule del bingo c’è il nostro numero, lo stesso per tutti, perché tutti siamo uguali; tutti possiamo vincere il premio più ambito: la libertà di omologarsi. Allora la grande estrazione può avere inizio, la macchina diabolica e magica allo stesso tempo è avviata, manca solo la mano della sorte che può estrarre il numero giusto. Le palline rosse che contengono i numeri come scintillanti nasi da clown vengono snocciolate una ad una secondo una logica ai più misteriosa. I collaboratori della peste assistono come garanti del gioco pronti a contagiare con il loro distintivo chiunque si presenti. Uno spettacolo che si sviluppa tra toni ambigui ed inquietanti sostenuti dalla carica energica degli attori capaci di emozionare, coinvolgere e stupire portando lo spettatore in un gioco di lucida follia. Lo spettacolo vuole rivolgersi non solo ad un pubblico adulto ma anche ad un uditorio di giovani e adolescenti, proprio perché crediamo che questi ultimi siano i soggetti più esposti, spesso in maniera inconsapevole, alla libertà di omologazione.

Foto di Stefano Roggero