Edipo o’Rre

brochure davanti

 

Regia di Michele Guaraldo
Con: Luca Busnengo, Valentina Volpatto
Aiuto Regia : Maria Augusta Balla
Elaborazione del testo : Michele Guaraldo
Burattini e costumi: Valentina Volpatto, Maria Augusta Balla
Scenografia: Luca Busnengo
Musiche: Michele Guaraldo

“fuori dalla realtà, ma nella verità”
J. Cocteau

Il mito di Edipo da sempre risulta una macchina infernale approntata dagli dei che nessuna forza può fare scattare a vuoto. Un meccanismo perfetto e crudele, organizzato dal fato più che dalla casualità, in cui l’eroe risulta da subito impotente e perdente, senza alcuna possibilità di riscatto. L’incapacità a possedere un libero arbitrio, un margine di salvezza dal volere divino, dal destino che non permette fughe, scelte contrarie a quella che già è stata scritta è ciò che rende immortale la figura di Edipo. Ma che cosa succede quando la tragica storia che tutti conosciamo non è perpetrata da una potenza divina, che cosa accade quando è lo stesso eroe tragico che va volutamente incontro al suo perverso destino?
Si entra sicuramente nel campo della patologia, di un malessere profondo in cui si manifestano i fantasmi della pazzia. È proprio la pazzia a far muovere le corde dell’intreccio infernale, la pazzia di Didi-edipo, uomo incompiuto, che si fa costruire la vita dalla madre Giocasta, in un angolo perduto di mondo. Il tempo è scandito da piccole azioni quotidiane, che si trasformano, giocando all’eroe tebano, in grandi imprese, incredibili avventure, ma allo stesso tempo in una danza scellerata con quella madre che tutto farebbe per il proprio figlio, anche sacrificare se stessa. Ma spesso si celano, negli angoli oscuri della follia, verità ancora più tragiche e assurde di quelle che si manifestano davanti agli occhi. Una battaglia infinita tra verità e finzione, gioco e realtà, in cui i campi si confondono per lasciare spazio solo ai dubbi e all’incertezza.
Tebe, o meglio una catapecchia volutamente finta, una casa fortino come quella dei giochi dei bambini, all’interno il nostro eroe, Edipo, o meglio un giovane che non avendo mai visto il mondo con i propri occhi, proietta quel fazzoletto di universo in un fantastico gioco, un’avventura: le incredibili imprese di Edipo, figlio di Laio della stirpe dei Labdacidi. Giocasta la regina, o meglio, una donna curva sul suo lavoro, che osserva, imperturbabile, le imprese del figlio: i giochi dell’eroe. Il suo sguardo è un mondo intero che lei mette al servizio del proprio figlio, lei gli racconta le storie e le avventure di Edipo, lei diventa la sua regina, Tiresia, l’oracolo, la sfinge; lui, l’eroe, è spettatore incantato, ammaliato dalla prorompente fantasia della madre.Anche l’incesto è un gioco, per far comprendere a quel figlio il mondo, quel mondo di cui tanto sente parlare ma che poco conosce. Ma è anche un desiderio morboso della madre nei confronti di quel figlio-marito, che sente sfuggirgli a poco a poco.
Edipo ha compiuto il proprio destino, quello che il fato aveva già scritto prima della sua nascita, non gli resta che partire cieco per il mondo, con la stessa impossibilità di vederlo, e alla madre non resta che negare se stessa al mondo e a suo figlio, rimanendo incastrata tra le pareti di quella casa che delimitano il suo universo di follia.

scheda artistica

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