IO REGNO - The Show
Realizzato con il sostegno del Sistema Teatro Torino con la seguente motivazione:
Il
progetto, presentato da una compagnia giovane ma dall’indubbia
professionalità e dall’ottimo affiatamento, rispecchia le
caratteristiche proprie del gruppo, che affronta tematiche classiche
con leggerezza di toni e gusto per il grottesco. Il tutto fa presagire
un esito di interesse.
"La diversità e l'arbitrario mi ripugnano"
Albert Camus, da “Lo stato d’assedio”
“Io
Regno - The Show” vuole essere uno spettacolo sul tema della
Omologazione, prendendo spunto da “Lo stato d’assedio” di Albert Camus.
Con il termine Omologazione intendiamo quel processo sociale di
sotterraneo “livellamento” del quotidiano vivere, che detta
all’individuo bisogni, le sue necessità ed aspettative, fino al
raggiungimento di un comune “pensiero critico”.
La Peste è arrivata in città. Viaggia la Peste, di città in città, con il suo carrozzone portandosi dietro le sue cose buone,
regala al pubblico uno spettacolo di varietà divertente e spumeggiante,
con giochi, coreografie, numeri da baraccone, macchiette e passatempi.
Porta in giro la sua valigia carica di sogni, di magie, di slogan per
coinvolgere, per rendere complice, per non far pensare.
Porta
in giro la sua politica non con l’intento di convincere ma con la
consapevolezza di essere il giusto e il buono che ognuno di noi deve
accettare come dato di fatto. La peste per contagiare usa i canali più
veloci come il contatto fisico, l’aria e proprio per questa sua
facilità di contagio è da sempre considerata metafora di catastrofe. La
peste, dunque, nell’immaginario collettivo, è soprattutto questo: una
presenza misteriosa e sfuggente che si annida nelle coperte, negli
abiti o persino in un fiore. È quindi un processo omologante di
distruzione sociale, si cade contagiati per quelli che sono i consueti
gesti che scandiscono i rapporti sociali, ma anche perché, folli di
paura, ci si abbandona disperati alla frenetica bramosia di vivere.
Questa è la sua politica e il pubblico deve accoglierla senza
compromessi accettando quel processo sociale di sotterraneo
“livellamento” del quotidiano vivere, che detta all’individuo i suoi
bisogni, le sue necessità ed aspettative, fino al l’annientamento di un
“pensiero critico”.
Nella grande boule del bingo c’è il
nostro numero, lo stesso per tutti, perché tutti siamo uguali; tutti
possiamo vincere il premio più ambito: la libertà di omologarsi. Allora
la grande estrazione può avere inizio, la macchina diabolica e magica
allo stesso tempo è avviata, manca solo la mano della sorte che può
estrarre il numero giusto. Le palline rosse che contengono i numeri
come scintillanti nasi da clown vengono snocciolate una ad una secondo
una logica ai più misteriosa. I collaboratori della peste assistono
come garanti del gioco pronti a contagiare con il loro distintivo chiunque si presenti.
Uno
spettacolo che si sviluppa tra toni ambigui ed inquietanti sostenuti
dalla carica energica degli attori capaci di emozionare, coinvolgere e
stupire portando lo spettatore in un gioco di lucida follia.
Lo
spettacolo vuole rivolgersi non solo ad un pubblico adulto ma anche ad
un uditorio di giovani e adolescenti, proprio perché crediamo che
questi ultimi siano i soggetti più esposti, spesso in maniera
inconsapevole, alla libertà di omologazione.
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