O.P.S.

Officina Per la Scena

...l'intreccio grottesco e magico del reale con la favola, vero e falso, bugia e verità, dramma e sogno in una danza in cui gli estremi si confondono e le proporzioni si rovesciano


O.P.S.
Officina Per la Scena

nasce nel 2000 e si costituisce associazione nel 2002.

Realtà professionale e gruppo di ricerca, sviluppa una comunicazione diretta e semplice con lo spettatore sulla base di un profondo studio della drammaturgia classica e non, di cui propone, sviscerandone i temi, un' interpretazione di estrema attualità e modernità.

IL PELLICANO
di August Strindberg

NOTE DI REGIA

La prima volta che misi in scena “il pellicano “ di Strindberg nel non vicino 1991 molte cose mi sfuggirono, sia per scarsa dimestichezza con la regia (erano i miei primi allestimenti) sia per una strana sorta di ribellione dell’autore a quelle che erano le mie “corde” dell’epoca tendenti ad una forte visualizzazione scenografica ed estetica a discapito della con testualità strindbrghiana.

Nell’affrontare per la seconda volta questo testo, simbolo e chiave del drammaturgo svedese, mi sono giunti in soccorso non solo gli anni di sedimentazione artistica, ma anche la giovane età dei componenti di questa professionalissima compagnia giovane.

La plasticità, la duttilità, la dedizione alla scena, mi hanno coinvolto e convinto ad architettare, su questa mirabile partitura, una regia “claustrofobica”, dove gli attori nella chiusura stilistic della scrittura agiscono in stretto contatto con il pubblico, in quel teatro da camera così caro all’autore. La parola quindi come veicolo principale ed estenuante nella lotta fra i personaggi e dei due sessi stessi. La vicinanza dei fiati sui quali, per universalità del tema, ogni relazione umana dipana i suoi filtri e si riconosce nel messaggio misogino ma anche antrofobico di Strindberg.

ENRICO FASELLA

NOTE ALLO SPETTACOLO

“Se ora mi si chiedesse che progetto realizzino un teatro intimo e i drammi da camera, risponderei così: cercare il dramma ma senza amplificazioni.”

Così Strindberg commentava nel memorandum per un teatro intimo, e così si sviluppa lo spettacolo “il pellicano”; in uno spazio angusto e claustrofobico i personaggi danzano il loro dramma come spettri, si scrutano, si spiano, nel lento sciogliersi di una ninnananna che contrasta l’atmosfera greve da temporale che sta per esplodere.

Incroci di presenze muovono lo spazio attorno all’occhio di chi guarda, respiri soffocati soffiano all’orecchio di chi sente. Esiste un esterno ed esiste un interno, ma le dimensioni e i confini si confondono, e lo spettatore si ritrova in una atmosfera che rimane tra il sonno e la veglia.

Lo spettacolo viene proposto come teatro da camera, destinato ad un pubblico di massimo quaranta persone, per sviluppare quell’idea del intima teatern cara a Strindberg. Il pubblico è parte integrante della scena stessa, subisce l’azione scenica, così come quella reale, viene coinvolto a trecentosessanta gradi dalle azioni e dalle parole, in un montaggio che pare suggerire la simultaneità delle scene, ma che lascia il dubbio di chi spia da una porta socchiusa.

O.P.S.

SCHEDA TECNICA

REFERENTI:

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