...l'intreccio grottesco e magico del reale con la favola, vero e falso, bugia e verità, dramma e sogno in una danza in cui gli estremi si confondono e le proporzioni si rovesciano
O.P.S.
Officina
Per la Scena
nasce nel 2000 e si costituisce associazione nel 2002.
Realtà professionale e gruppo di ricerca, sviluppa una comunicazione diretta e semplice con lo spettatore sulla base di un profondo studio della drammaturgia classica e non, di cui propone, sviscerandone i temi, un' interpretazione di estrema attualità e modernità.
Officina per la Scena e una giovane formazione che raccoglie attori altrettanto giovani, ma che già hanno dato prova di grande duttilità, anche aperta ad alcuni linguaggi propri del teatro popolare. Insomma è una compagnia che punta a conquistarsi una sua fisionomia. Propone ora Disamistade, un lavoro scritto e diretto da Michele Guaraldo, con cui si vuole affrontare il tema della manipolazione delle notizie. La storia è tuffata nel mito e si articola come una lunga narrazione a più voci spartita da un gruppo di prefiche. Lo spettacolo necessiterebbe però di una fruizione più intima, di un contatto più diretto tra pubblico e scena. Un grande Balbo, invece, si trasforma in un baratro, in impedimento che smorza quel gioco di complicità e di curiosità crescente, che è perno del lavoro. Alla fresca energia dei componenti del gruppo – Maria Augusta Balla, Giorgia D’Agostino, Paola Raho, Valentina Volpatto e lo stesso Michele Guaraldo – sono andati i più cordiali applausi.
LA NUOVA
La compagnia torinese Officina Per la Scena sorprende il teatro Garybaldi con una vivace pièce sulla finzione dell’informazione. Il pretesto per la velata denuncia arriva dall’antichità quattro comari incappucciate piangono in lugubre atmosfera e grotteschi rituali una salma coperta. Sono Maria Augusta Balla, Giorgia D’Agostino, Paola Raho e Valentina Volpatto: stimolate al racconto dall’ultima arrivata, ovvero il brillante regista Michele Guaraldo. Narrano dello sconosciuto ciascuna con una propria parziale verità che si miscela all’invenzione e alla maldicenza regalando detti, aforismi, proverbi. Il quartetto cerca di stupire confondendo invenzioni con arte oratoria che incanta. Nel crescendo di battibecchi si stagliano il clan del canto e della danza, con belligeranti fazioni connesse. Alla fine la salma si scopre di una donna, ma ha poca importanza se la sete di verità è oramai placata da una pura voglia di storie visionarie.

di Alfonso Cipolla
Al PEREMPRUNER di Grugliasco è andato in scena Edipo o' Rre della giovanissima compagnìa Officina per la Scena. Più che dì un punto d'arrivo si è trattato di una tappa di lavoro, di un mettersi in prova per trovare la via. La scommessa è grande, e grande coraggio ci va a riscrivere Edipo, la tragedia per eccellenza. Ma l'audacia ha intuizioni felici, che virano il mito verso un morboso legame tra madre e figlio: un legame mascherato da gioco, che è un perverso trattenere per evitare di andare. Quella madre, in quello spazio non spazio, è davvero Giocasta? Quel figlio è davvero Edipo? Difficile dirlo. Forse una risposta non la possiede neppure la compagnia, e in questo suo cercare sta la simpatia dell'intera operazione. Testo, regia e scene sono di Michele Guaraldo. Sul palco, nei ruoli di Giocasta ed Edipo, Valentina Volpatto e Luca Busnengo, quest'ultimo attore di grandi potenzialità che sarà interessante seguire, così come il lavoro collettivo del gruppo.

di Silvia Francia
Il mito come meccanismo perfetto o crudele organizzato
dal fato più che dalla casualità. Così il regista Michele
Guaraldo e la Compagnia OPS Officina per la Scena affronta un classico, trasformandolo
nel loro "Edipo rRe", in scena da questa sera a giovedì (ore
21) al Perempruner di Grugliasco.
Guaraldo cambia le prospettiva: dal mito dell'eroe impotente, guidato per mano
verso la rovina dalle potenze divine, all'uomo che va per suo volere incontro
a un destino perverso.

bisettimanale di informazione locale
di Roberto Canavesi
GRUGLIASCO - Si annuncia come una versione del tutto originale del mito sofocleo "l'EdipoO'rre" in scena, da stasera a giovedì 26 maggio alle 21, nella sala del teatro Peremprunerdi Grugliasco con l'allestimento della Compagnia Ops.
Due personaggi soli sul palco, ilfiglio-marito Edipo e la madre Giocasta, per una rivisitazione di una vicenda mitica che mescolerà verità e finzione, gioco e realtà.
«Il mito di Edipo - scrivono gli autori - è da sempre una macchina infernale approntatadagli dei che nessuna forza può far scattare a vuoto: un meccanismo perfetto e crudele,organizzato più dal' fato che dalla causalità in cui l'eroe risulta subito impotente eperdente senza possibilità di riscatto».
Da queste premesse prende il via una rielaborazione drammaturgica che porta a considerare la pazzia come elemento cardine di un intreccio dove la reggia di Tebe è trasformata in una sorta dì fortino per bambini, catapecchia artefatta al cui interno l'Edipo di turno è impegnato in una sorta di avventuroso gioco per vivere e raccontare il sofferto destino della stirpe dei Labdacidi: «Giocasta è una donna curva sul suo lavoro che osserva,imperturbabile, le imprese del figlio, i giochi dell'eroe: il suo sguardo è un mondo interoche mette al servizio di Edipo, lei gli racconta le storie e le avventure di Edipo,diventando la sua regina, l'oracolo, la sfinge».
In questo suggestivo volo sulle ali della fantasia, l'eroe tragico diventa spettatore-attore dei racconti della madre, impegnato nel dar vita, in una chiave ludica e disincantata, ai momenti più tragici e sofferti della vicenda: lo stesso incesto è vissuto come un gioco a sfondo didattico, un tentativo di far capire al figlio le difficoltà e i segreti di quel mondo di cui Edipo sente parlare, ma che poco conosce.
A Luca Busnengo e Valentina Volpatto il compito di dar voce e corpo ai due protagonisti impegnati in una scena animata anche da burattini e colorate scenografie, una "scatola dei sogni" al cui interno lo spettatore potrà rileggere una delle pagine più conosciute e studiate della storia del teatro di tutti i tempi.
di Marisa Giorza
Oggi il termine
mito, anche se non di ultima generazione, fa ancora parte del linguaggio giovanile: le sirene dei
media continuano ad utilizzarlo per attirare l’attenzione su eroi capaci d’indurre nuovi modelli di comportamento. In una foresta di mode effimere, alle quali si soggiace spesso acriticamente, qual' è il posto, o il significato odierno, o il valore di una riproposta del mito con
Uno spettacolo, insomma, senza retrogusto, da gustare fino in fondo, che certo saprà incuriosire i giovani ed avvicinarli fattivamente alla dimensione del mito oggi.
Un gruppo vero, che lavora con professionalità, rigore, passione e comunanza e coerenza di intenti e metodiche.
La rivisitazione del mito classico, che porta in primo piano il tema dell’incesto (con una madre questa volta consapevole e consenziente), si intreccia intelligentemente a una comicità leggera di sapore popolare. Primo spettacolo del gruppo senza una regia “esterna”, è stato costruito su improvvisazioni a tema ma anche tenendo conto di ricerche linguistiche e tematiche su una serie di autori che hanno affrontato in precedenza il mito edipico (Eschilo, Seneca, Foscolo, Cocteau…). Un lavoro persuasivo e ricco di energia che induce l’Osservatorio a una concorde valutazione positiva.
Dal blog di Vesnuccia sul sito i www.isognatori.com
Venerdi sera dopo un gradevolissimo pomeriggio passato col maritino che si è preso le ferie per stare con me, siamo andati a vedere "Assassinio nella Cattedrale" di T.S. Eliot.
(...)
La messa in scena mi è piaciuta molto. Un luogo ideale dove mettere in scena questa opera breve, impostata sulla importanza delle parole stesse, come la maggior parte delle opere di Eliot...contiuna su:
http://www.isognatori.com/vesnuccia/articolo.asp?id=35
di Osvaldo Guerrieri
Nel composito cartellone del Matteotti di Moncalieri ha trovato posto un «Don Giovanni», anzi un «Dom Juan» di Molière messo in scena da Enrico Fasella e interpretato da un quartetto di giovani attori usciti dalla Scuola d´Arte Teatrale. Sono Zahira Berrezouga, Luca Busnengo, Michele Guaraldo e Valentina Volpatto. Essi, da soli, interpretano la commedia grande e derisoriamente livida ridotta ai suoi nuclei essenziali e proiettata dentro una cornice che sembra appartenere del tutto ai comici dell´Arte e ai loro lazzi, agli scavalcamontagne che avevano per palcoscenico un carro e su quel carro montavano le cartepeste delle loro creazioni. Siparietto di stoffa colorata manovrabile a vista, maschere d´ogni tipo, anche animalesche, anche celesti a indicare l´opposizione di maschio e femmina attraverso il contrasto di sole e luna, costumi poveri ma sgargianti, candele e candelabri quasi per richiamare il tempo in cui l´illuminotecnica era un concetto sconosciuto. Ecco, si presenta e si snoda così il «Dom Juan», in una cifra ilare e musicale che sottrae il burlador de Sevilla ai rovelli filosofici della colpa e della trascendenza e ne fa, appunto, un burlador, un uomo dominato dal proprio vitalismo al punto da non obbedire ad altra sollecitazione che non sia la consumazione beffarda e superficiale dell´esistenza: l´abbandono di Donna Anna, la fuga in Sicilia, l´incontro con le contadine e con i fratelli vendicatori di Donna Anna, la statua del Commendatore, l´invito a cena e quel che segue. Affrontando la materia, Luca Busnengo (Dom Juan), Michele Guardaldo (Sganarello), la Berrezouga e la Volpatto che interpretano tutti gli altri personaggi rivelano una verve di buona tenuta e assicurano un gradevole divertimento. Repliche fino all´11.
Sul sito dell' Università degli studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro:
Nello spazio all'aperto delle Fonderie Teatrali è andato in scena
un allestimento del testo di Molière decisamente sotto il segno
della farsa e della commedia dell'Arte....continua su:
http://www.lett.unipmn.it/~janac/recensioni/domjuan.pdf