di Maura Sesia
Trasuda divertimento (di interpreti ed astanti), vivacità e vitalità Sonàta Mascàrata, in prima assoluta il 3 dicembre 2011 nel cartellone della Fondazione Teatro Piemonte Europa.E’ il curioso frutto di un innesto tra percorsi artistici consueti e rodati distintamente, ma nuovi ad intersecarsi, forti della reciproca volontà di sperimentare. In campo, due compagnie, da un lato La Paranza del Geco, ensemble esperto di musica popolare meridionale, dall’altro Officina Per la Scena, realtà della prosa contemporanea con esperienze autorali che vanno dalla commedia dell’arte a Camus. Due comuni denominatori: strumenti e maschere. Quelli dell’iconografia, che ritraeva anticamente i musici di strada o che testimoniava la commedia all’improvviso: in entrambi i casi, apparivano maschere e strumenti. Da queste affinità sono partiti OPS e Paranza, per cercare insieme una cifra, per capire fattivamente l’apparentamento dei generi, per inseguire un obiettivo senza pregiudizi. E’ nata così un’opera intonsa ma sapida di arcaico, che il passato conosce ed onora, riecheggia, rispetta, ravviva e valica. C’è un canovaccio da commedia dell’arte, redatto ora da Michele Guaraldo che firma anche la regia, quindi c’è un falso storico squisitamente verosimile. Ci sono due innamorati separati dalla sorte, la fanciulla (Cecilia Bozzolini) è imbambolata dal dolore, poi folle d’amore, un po’ Giulietta un po’ Ofelia, invaghita di un giovane un po’ confuso (Guaraldo) che va soldato con i Borboni per l’Unità d’Italia. C’è una madre padrona, irresistibile (Maria Augusta Balla). C’è un musico imbonitore, maestro concertatore, che si esprime in una straordinaria mistura di latino-italo-inglese impeccabile (Simone Campa, anche fautore di musiche, coreografie e canti); c’è un servo, dottissimo di teoria e pratica melodiche, che sogna di esibirsi nelle piazze (Oreste Forestieri); c’è un lieto fine che dopo mille lazzi e cori, peripezie, balli ed agnizioni suggella una pièce verace, pregna di Italie, allegra ed adatta ad ogni latitudine, anche oltre confini. Bellissime le maschere di Franco Leita, i costumi sono di Debora Gambino.
Maura Sesia
Io regno-The show, visto al Festival “Prospettiva 2”, si può felicemente dire un progetto riuscito e una scommessa vinta. Il progetto è quello presentato dall’Associazione Culturale O.P.S. Officina Per la Scena, giovane Compagnia torinese (giovane per età anagrafica dei suoi componenti, e non per recente formazione poiché il gruppo si è costituito nel 2002) già segnalatasi nell’edizione 2007 di RIgenerazione con un’interessante rilettura e riscrittura del mito di Edipo;
la scommessa, se così si può definire, accomuna invece Compagnia e Sistema Teatro Torino con il sostegno del quale è stato realizzato per l’appunto lo spettacolo di cui ci occupiamo. Ispirato a Stato d’assedio di Albert Camus, scritto e diretto da Michele Guaraldo e interpretato da Maria Augusta Balla, Luca Busnengo, Valentina Volpatto e lo stesso Guaraldo, Io regno-the show punta a mostrare i perversi meccanismi dell’asservimento al potere, la lenta, apparentemente insignificante perdita di dignità e autodeterminazione, il desiderio di omologazione che si insinua strisciante sino a scalzare ogni altra volontà, ogni pensiero critico.
Il mezzo con cui si annienta la libertà degli esseri umani non ha nulla di truce e spaventevole: ha il volto ammiccante, la voce suadente, le movenze seducenti del successo, della popolarità; il contesto è quello di un patinato, coinvolgente show che mutua atmosfere d’avanspettacolo e di reality televisivo spandendo effluvi di sempre più sinistra, stridente allegria. In piena controtendenza a molti spettacoli teatrali visti ultimamente, “Io regno-the show” ha un pensiero forte che fa da guida e sostegno, una drammaturgia curata e quattro interpreti impeccabili, credibili, preparati, in grado di sostenere anche i passaggi più impervi con grande duttilità e professionalità. In questi casi il coinvolgimento emotivo del pubblico non ha nulla di fortuito o casuale: è conquista pianificata, raggiunta e senza dubbio meritata.
Monica Bonetto
Le notizie manipolate di Alfonso Cipolla
Officina
per la Scena e una giovane formazione che raccoglie attori altrettanto
giovani, ma che già hanno dato prova di grande duttilità, anche aperta
ad alcuni linguaggi propri del teatro popolare. Insomma è una compagnia
che punta a conquistarsi una sua fisionomia. Propone oraDisamistade,
un lavoro scritto e diretto da Michele Guaraldo, con cui si vuole
affrontare il tema della manipolazione delle notizie. La storia è
tuffata nel mito e si articola come una lunga narrazione a più voci
spartita da un gruppo di prefiche. Lo spettacolo necessiterebbe però di
una fruizione più intima, di un contatto più diretto tra pubblico e
scena. Un grande Balbo, invece, si trasforma in un baratro, in
impedimento che smorza quel gioco di complicità e di curiosità
crescente, che è perno del lavoro. Alla fresca energia dei componenti
del gruppo – Maria Augusta Balla, Giorgia D’Agostino, Paola Raho,
Valentina Volpatto e lo stesso Michele Guaraldo – sono andati i più
cordiali applausi.
LA NUOVA
Disamistade, officina d’emozioni e finzione
La
compagnia torinese Officina Per la Scena sorprende il teatro Garybaldi
con una vivace pièce sulla finzione dell’informazione. Il pretesto per
la velata denuncia arriva dall’antichità quattro comari incappucciate
piangono in lugubre atmosfera e grotteschi rituali una salma coperta.
Sono Maria Augusta Balla, Giorgia D’Agostino, Paola Raho e Valentina
Volpatto: stimolate al racconto dall’ultima arrivata, ovvero il
brillante regista Michele Guaraldo. Narrano dello sconosciuto ciascuna
con una propria parziale verità che si miscela all’invenzione e alla
maldicenza regalando detti, aforismi, proverbi. Il quartetto cerca di
stupire confondendo invenzioni con arte oratoria che incanta. Nel
crescendo di battibecchi si stagliano il clan del canto e della danza,
con belligeranti fazioni connesse. Alla fine la salma si scopre di una
donna, ma ha poca importanza se la sete di verità è oramai placata da
una pura voglia di storie visionarie.

Un'Officina di talento
riscrive "Edipo ' o Rre"
di Alfonso Cipolla
Al PEREMPRUNER di Grugliasco è andato in scena Edipo o' Rre della
giovanissima compagnìa Officina per la Scena. Più che dì un punto
d'arrivo si è trattato di una tappa di lavoro, di un mettersi in prova
per trovare la via. La scommessa è grande, e grande coraggio ci va a
riscrivere Edipo,
la tragedia per eccellenza. Ma l'audacia ha intuizioni felici, che
virano il mito verso un morboso legame tra madre e figlio: un legame
mascherato da gioco, che è un perverso trattenere per evitare di
andare. Quella madre, in quello spazio non spazio, è davvero Giocasta?
Quel figlio è davvero Edipo? Difficile dirlo. Forse una risposta non la
possiede neppure la compagnia, e in questo suo cercare sta la simpatia
dell'intera operazione. Testo, regia e scene sono di Michele Guaraldo.
Sul palco, nei ruoli di Giocasta ed Edipo, Valentina Volpatto e Luca
Busnengo, quest'ultimo attore di grandi potenzialità che sarà
interessante seguire, così come il lavoro collettivo del gruppo.

"Edipo o' Rre" a Grugliasco
di Silvia Francia
Il
mito come meccanismo perfetto o crudele organizzato dal fato più che
dalla casualità. Così il regista Michele Guaraldo e la Compagnia OPS
Officina per la Scena affronta un classico, trasformandolo nel loro
"Edipo rRe", in scena da questa sera a giovedì (ore 21) al Perempruner
di Grugliasco.
Guaraldo cambia le prospettiva: dal mito dell'eroe
impotente, guidato per mano verso la rovina dalle potenze divine,
all'uomo che va per suo volere incontro a un destino perverso.

bisettimanale di informazione locale
Il Re Edipo e sua madre
Una lettura ludica e disincantata
di Roberto Canavesi
GRUGLIASCO - Si annuncia come una versione del tutto originale del mito sofocleo "l'EdipoO'rre"
in scena, da stasera a giovedì 26 maggio alle 21, nella sala del teatro
Peremprunerdi Grugliasco con l'allestimento della Compagnia Ops.
Due
personaggi soli sul palco, ilfiglio-marito Edipo e la madre Giocasta,
per una rivisitazione di una vicenda mitica che mescolerà verità e
finzione, gioco e realtà.
«Il mito di Edipo - scrivono gli autori - è
da sempre una macchina infernale approntatadagli dei che nessuna forza
può far scattare a vuoto: un meccanismo perfetto e crudele,organizzato
più dal' fato che dalla causalità in cui l'eroe risulta subito
impotente eperdente senza possibilità di riscatto».
Da
queste premesse prende il via una rielaborazione drammaturgica che
porta a considerare la pazzia come elemento cardine di un intreccio
dove la reggia di Tebe è trasformata in una sorta dì fortino per
bambini, catapecchia artefatta al cui interno l'Edipo di turno è
impegnato in una sorta di avventuroso gioco per vivere e raccontare il
sofferto destino della stirpe dei Labdacidi: «Giocasta è una donna
curva sul suo lavoro che osserva,imperturbabile, le imprese del figlio,
i giochi dell'eroe: il suo sguardo è un mondo interoche mette al
servizio di Edipo, lei gli racconta le storie e le avventure di
Edipo,diventando la sua regina, l'oracolo, la sfinge».
In
questo suggestivo volo sulle ali della fantasia, l'eroe tragico diventa
spettatore-attore dei racconti della madre, impegnato nel dar vita, in
una chiave ludica e disincantata, ai momenti più tragici e sofferti
della vicenda: lo stesso incesto è vissuto come un gioco a sfondo
didattico, un tentativo di far capire al figlio le difficoltà e i
segreti di quel mondo di cui Edipo sente parlare, ma che poco conosce.
A
Luca Busnengo e Valentina Volpatto il compito di dar voce e corpo ai
due protagonisti impegnati in una scena animata anche da burattini e
colorate scenografie, una "scatola dei sogni" al cui interno lo
spettatore potrà rileggere una delle pagine più conosciute e studiate
della storia del teatro di tutti i tempi.
Il commento di una spettatrice su Edipo O'rRe
di Marisa Giorza
Oggi il termine mito, anche se non di ultima generazione, fa ancora parte del linguaggio giovanile: le sirene dei media continuano ad utilizzarlo per attirare l’attenzione su eroi capaci
d’indurre nuovi modelli di comportamento. In una foresta di mode
effimere, alle quali si soggiace spesso acriticamente, qual' è il
posto, o il significato odierno, o il valore di una riproposta del mito con
la M
maiuscola? Il mito a scuola: il sapore di una sfida,una partita da giocare con armi differenti da quelle della didattica tradizionale, per reinventare e
reinterpretare i miti antichi,senza nulla perdere del loro valore e del
loro significato atemporale e universale. Perché non affiancare dunque
alla propria prassi educativa la stimolante introduzione di un
allestimento teatrale che con e sul mito gioca come
un gatto con il topo, senza perderne l’originale funzione di racconto,
anzi potenziandola con valore esponenziale? Un Edipo eterno bambino,
incuneato nella sua realtà quotidiana, che a tratti diviene epica, una
madre a volte disincantata, distaccata, ma sempre troppo presente al suo gioco, quello cioè di raccontare al
figlio la sua, la loro storia. Assistere a questo spettacolo è una
buona palestra per acuire la capacità critica, destreggiandosi nel
sottile dipanarsi dell’intreccio dei fili narrativi,
cogliendo il mutare dei registri linguistici ed il forte input a
decontestualizzare sempre il tutto.
Uno
spettacolo, insomma, senza retrogusto, da gustare fino in fondo, che
certo saprà incuriosire i giovani ed avvicinarli fattivamente alla
dimensione del mito oggi.
Valutazione dell'Osservatorio RIgenerazione 2007 Edipo O'rRe
Un gruppo vero, che lavora con professionalità, rigore, passione e comunanza e coerenza di intenti e metodiche.
La
rivisitazione del mito classico, che porta in primo piano il tema
dell’incesto (con una madre questa volta consapevole e consenziente),
si intreccia intelligentemente a una comicità leggera di sapore
popolare. Primo spettacolo del gruppo senza una regia “esterna”, è
stato costruito su improvvisazioni a tema ma anche tenendo conto di
ricerche linguistiche e tematiche su una serie di autori che hanno
affrontato in precedenza il mito edipico (Eschilo, Seneca, Foscolo,
Cocteau…). Un lavoro persuasivo e ricco di energia che induce
l’Osservatorio a una concorde valutazione positiva.
Dal blog di Vesnuccia sul sito www.isognatori.com
Venerdi
sera dopo un gradevolissimo pomeriggio passato col maritino che si è
preso le ferie per stare con me, siamo andati a vedere "Assassinio nella Cattedrale" di T.S. Eliot.
(...)
La
messa in scena mi è piaciuta molto. Un luogo ideale dove mettere in
scena questa opera breve, impostata sulla importanza delle parole
stesse, come la maggior parte delle opere di Eliot...contiuna su:
http://www.isognatori.com/vesnuccia/articolo.asp?id=35
LAZZI E MASCHERE PER DON GIOVANNI
di Osvaldo Guerrieri
Nel
composito cartellone del Matteotti di Moncalieri ha trovato posto un
«Don Giovanni», anzi un «Dom Juan» di Molière messo in scena da Enrico
Fasella e interpretato da un quartetto di giovani attori usciti dalla
Scuola d´Arte Teatrale. Sono Zahira Berrezouga, Luca Busnengo, Michele
Guaraldo e Valentina Volpatto. Essi, da soli, interpretano la commedia
grande e derisoriamente livida ridotta ai suoi nuclei essenziali e
proiettata dentro una cornice che sembra appartenere del tutto ai
comici dell´Arte e ai loro lazzi, agli scavalcamontagne che avevano per
palcoscenico un carro e su quel carro montavano le cartepeste delle
loro creazioni. Siparietto di stoffa colorata manovrabile a vista,
maschere d´ogni tipo, anche animalesche, anche celesti a indicare
l´opposizione di maschio e femmina attraverso il contrasto di sole e
luna, costumi poveri ma sgargianti, candele e candelabri quasi per
richiamare il tempo in cui l´illuminotecnica era un concetto
sconosciuto. Ecco, si presenta e si snoda così il «Dom Juan», in una
cifra ilare e musicale che sottrae il burlador de Sevilla ai rovelli
filosofici della colpa e della trascendenza e ne fa, appunto, un
burlador, un uomo dominato dal proprio vitalismo al punto da non
obbedire ad altra sollecitazione che non sia la consumazione beffarda e
superficiale dell´esistenza: l´abbandono di Donna Anna, la fuga in
Sicilia, l´incontro con le contadine e con i fratelli vendicatori di
Donna Anna, la statua del Commendatore, l´invito a cena e quel che
segue. Affrontando la materia, Luca Busnengo (Dom Juan), Michele
Guardaldo (Sganarello), la Berrezouga e la Volpatto che interpretano
tutti gli altri personaggi rivelano una verve di buona tenuta e
assicurano un gradevole divertimento. Repliche fino all´11.
IO REGNO - The Show
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